VALUTARE: COSA, E COME, QUANDO E PERCHE'

La valutazione spesso è vissuta come una specie di “etichettatura” o di pura e semplice diagnosi in senso medico. Noi dobbiamo ricordarci che non esiste la malattia o la disabilità in se stessa, ma esistono sempre persone con malattie, disabilità o fragilità. Infatti, non si dovrebbe parlare di “disabile”, ma di persona con disabilità.
Tenendo conto di questa premessa, si deve valutare la persona sia nelle sue difficoltà o nei sintomi che presenta, sia nei suoi bisogni (biologici, psicologici, relazionali, etici) che nelle sue potenzialità (espresse  o meno).


Come?   La valutazione, detta anche ecologica, deve riguardare sia la storia della persona, sia l’ambiente reale (fisico e affettivo) in cui essa vive ed interagisce con gli altri. Quindi anche gli ambienti di vita dovranno essere oggetto di valutazione.


Quando? L’essere umano, da quando nasce a quando muore, attraversa importanti tappe e descrive una vera e propria “traiettoria esistenziale”. Quindi la valutazione, se è importante nelle fasi precoci dell’infanzia per porre una diagnosi medica precoce e quindi adeguati trattamenti terapeutico-abilitativi, lo è anche nelle altre epoche della vita, specialmente in certi “nodi” esistenziali, quali l’adolescenza, il passaggio all’età adulta, l’età anziana.


Perché? Valutare vuol dire prendersi cura di una persona, cercare di capirne i bisogni, aspettarsi che possa, seppur per piccoli aspetti, migliorare, o comunque non peggiorare, promuoverne la Qualità di Vita. Quando non valuto più una persona, ho perso le speranze…

 

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