SKILL TRAINING

INS-ASCOT: “Centro di eccellenza dove la Ricerca

 viene applicata alla terapia”

D.O.C.
Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il termine “skill” si riferisce alle competenze emozionali e relazionali utili a gestire efficacemente le proprie relazioni interpersonali. Lo Skill training è un esercizio delle abilità che l’individuo possiede, volto al loro sviluppo al fine di garantirgli una vita emotiva e relazionale soddisfacente. Questo tipo di intervento mira all’apprendimento di abilità utili alla gestione della relazione con gli altri e ad affrontare i problemi derivanti dalle pressioni e dagli stress della vita quotidiana.
Imparare a comprendere noi stessi con una buona autocoscienza, imparare a comprendere il proprio carattere, i propri bisogni e desideri, i propri punti deboli e le proprie risorse, è la condizione indispensabile per la gestione dello stress, per una buona comunicazione, per relazioni interpersonali positive, per l'empatia e un buon rapporto con la qualità della vita.
La mancata maturazione di tali competenze, allo stesso tempo emotive e sociali, può determinare l’instaurarsi di comportamenti a rischio. Un insieme di fenomeni, diffusi in maniera crescente e che interessano fasce di età sempre più precoci, il quale, più che in termini di generico disagio individuale e/o sociale, deve oggi essere letto soprattutto come esito di carenze riguardanti le “competenze per la vita”.
Molti disturbi psichiatrici prevedono la possibilità di sviluppare una serie di sintomi più o meno gravi, e comune a tutti questi disturbi è l’incapacità di relazionarsi con se stessi e con gli altri.
Le specifiche difficoltà nei soggetti con Disturbo Ossessivo Compulsivo sono sia individuali (ad es. affrontare le emozioni intense) che relazionali (ad es. gestire i conflitti interpersonali).
Lo Skill training è un intervento finalizzato, in questo campo, al cambiamento delle abilità emotivo-relazionali, che nei soggetti che soffrono di questo disturbo risultano problematiche.
“Skill training”, alla lettera, significa allenamento di abilità.
Lo Skill training si svolge principalmente in contesto di gruppo, sebbene possa costituire anche parte di una terapia individuale. Questo tipo di Skill training generalmente viene svolto in piccoli gruppi, condotti da uno o due psicoterapeuti. I partecipanti vengono individuati mediante colloqui e strumenti di valutazione affinché le disabilità all'interno del gruppo siano omogenee.
Lo Skill training in gruppo spesso è un trattamento estremamente efficace aggiuntivo alla terapia individuale e a una terapia farmacologica, svolto in maniera intensiva: cinque incontri alla settimana per tre o più ore, in rapporto alla situazione e alla collaborazione del paziente.
Gli obiettivi dello Skill training
Lo Skill training ha l’obiettivo di potenziare tutte quelle abilità socio-emotive per gestire le emozioni intense, di ridurre l’ansia e la caoticità nelle relazioni interpersonali, di controllare e prevenire i comportamenti impulsivi e di rafforzare l’identità personale. Le capacità che andrebbero potenziate sono state raggruppate sotto le denominazioni “abilità di efficacia interpersonale”, “abilità di regolazione emozionale”, “abilità di tolleranza della sofferenza mentale o angoscia” e “abilità di gestione e controllo degli impulsi”.
I trattamenti di Skill training vengono applicati in maniera intensiva allo scopo di massimizzare l’efficacia della cura. Diversi studi empirici hanno infatti evidenziato che, nella cura del D.O.C., le terapie più efficaci risultano quelle costituite da trattamenti diversi ed intensivi.

 

Fasi del trattamento

L’intervento si suddivide in fasi propedeutiche una all’altra.

Acquisizione

E’ il primo step e consiste in una reale fase di apprendimento, nell’acquisizione delle conoscenze e dei meccanismi base del Disturbo Ossessivo Compulsivo, nell’osservazione, nella valutazione delle conseguenze e nell’imitazione delle abilità da apprendere.
Nella fase dell’acquisizione, i conduttori dello Skill training realizzano apposite simulazioni o situazioni (esposizioni naturali) nelle quali mostrano ai partecipanti le abilità da apprendere e da riproporre in contesti di vita quotidiana.

Potenziamento

La seconda fase di apprendimento serve a rinforzare e confermare le abilità apprese affinché non vengano dimenticate.
Questa fase è caratterizzata da esercitazioni in gruppo studiate ad hoc dal conduttore dello Skill training nei soggetti che soffrono di questo disturbo.

Generalizzazione

La terza e ultima fase di apprendimento consiste nell’applicazione graduale delle nuove abilità nei contesti di vita quotidiana, affinché il loro uso diventi spontaneo e naturale e si stabilizzi nel tempo.
Per favorire questa fase, i conduttori dello Skill training propongono ai partecipanti esercitazioni a casa sulle nuove abilità.

 

Che cos’è il Disturbo Ossessivo Compulsivo (D.O.C.)

 

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (D.O.C.) è un disturbo complesso caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni, anche se, in alcuni casi, si possono presentare ossessioni senza compulsioni e viceversa.
Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali o impulsi che si manifestano ripetutamente nella mente di una persona e che sono percepite come sgradevoli ed intrusive. Questi fenomeni mentali involontari infastidiscono seriamente le persone che ne soffrono, sia perché sfuggono al loro controllo sia perché provocano emozioni negative (ad es. paura, disgusto, senso di colpa ecc.), a tal punto che in molti casi si sentono costrette a mettere in atto una serie di comportamenti ripetitivi o di azioni mentali per ridurre lo stato di disagio che le attanaglia (compulsioni). Le ossessioni sono spesso di natura bizzarra, e chi ne soffre è solitamente consapevole della loro infondatezza o esagerazione; tuttavia, in alcuni casi, si può essere così ansiosi da non rendersi neanche conto che si tratta di pensieri che generano preoccupazioni irrazionali o quantomeno eccessive. Il contenuto di questi pensieri, immagini o impulsi può variare; ad es. ci sono persone che si preoccupano in modo eccessivo dello sporco e dei germi, altre che sono spaventate dall’idea di perdere il controllo dei propri impulsi aggressivi e fare del male a qualcuno.
Le compulsioni sono invece dei comportamenti ripetitivi (ad es. lavarsi le mani, controllare se lo sportello della macchina è stato chiuso, riordinare) o delle azioni mentali (ad es. contare, pregare, ripetere formule superstiziose) posti in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri ossessivi. A volte il disagio provato è descritto semplicemente come una sgradevole “sensazione che c’è qualcosa che non va”. La compulsione, dunque, riduce l’ansia, produce sollievo e dà un senso di relativa sicurezza, anche se dura poco tempo.
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo colpisce senza distinzioni di età e sesso dal 2% al 3% della popolazione, vale a dire che 100 cento persone che nascono oggi, 2 o 3 svilupperanno nell’arco della propria vita un D.O.C.
Esso può manifestarsi nell’infanzia, nell’adolescenza o nell’età adulta, in modo acuto, cioè con sintomi evidenti ed improvvisi, o più frequentemente in modo subdolo e graduale.

Come si manifesta il Disturbo Ossessivo Compulsivo
Le ossessioni e compulsioni possono essere di natura molto varia. Si è tentato pertanto di costruire delle sotto-categorie del disturbo ossessivo-compulsivo, che passiamo brevemente in rassegna.

 

Disturbo Ossessivo Compulsivo da contaminazione

Chi ne soffre è tormentato dall’insistente preoccupazione di potersi sporcare o contaminare entrando in contatto con sostanze di vario tipo: escrementi, secrezioni del corpo, sporcizia, tegumenti, sostanze chimiche, siringhe, carne cruda, saponi, solventi, detersivi ecc. La contaminazione può essere anche da sporco di natura sociale (ad es. il tossicodipendente, l’anziano o il barbone) o metafisica (ad es. il male, il diavolo, le negatività). In molti casi non c’è un vero e proprio timore di malattia, ma un forte disgusto all’idea di entrare in contatto con queste sostanze. La persona, quindi, si sente costretta ad evitare una serie infinita di luoghi: bagni e giardini pubblici, cassonetti dell’immondizia, supermercati, stazioni ferroviarie, ospedali ecc., tutto ciò al fine di evitare la sensazione di contaminazione. Quando invece entra in contatto, o semplicemente pensa di essere entrata in contatto, con una delle sostanze contaminanti, essa mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia e sterilizzazione ripetuti e particolareggiati (compulsioni) al fine di attutire la sensazione di contaminazione ed il disagio ad essa connesso. Tali rituali possono durare pochi minuti o arrivare ad occupare molte ore all’interno della giornata.

Disturbo Ossessivo Compulsivo da controllo

Si tratta di ossessioni e compulsioni che implicano controlli prolungati allo scopo di prevenire gravi incidenti o catastrofi, oppure di assicurarsi che non siano avvenuti. Le persone con questa tipologia di D.O.C. tendono a mettere in atto rituali di controllo per tranquillizzarsi rispetto al dubbio di aver fatto o non aver fatto qualcosa che può aver danneggiato se stessi, i propri oggetti o qualcun altro che potrebbe farlo. In questo caso, quindi, il timore che le compulsioni cercano di neutralizzare è il senso di colpa: cioè, questi soggetti hanno paura di sentirsi in colpa o per aver commesso qualcosa (colpa da responsabilità) o per non aver fatto il possibile per evitare che accadessero eventi negativi (colpa da omissione). Tali soggetti attuano così ripetuti controlli per essere sicuri di aver chiuso bene il rubinetto del gas, le porte, le finestre, i fornelli elettrici, l’interruttore della luce, la cassetta della posta, i fari della macchina, di non avere involontariamente investito qualcuno, di non avere tracce di sangue addosso ecc. Questo tipo di rituali coinvolge spesso i familiari, che sono oggetto di ripetute richieste di rassicurazione o ai quali viene chiesto di fare i controlli al posto della persona stessa.

Disturbo Ossessivo Compulsivo di tipo superstizioso

Chi ne soffre pensa che il fatto di compiere o meno determinati gesti, pronunciare certi numeri, compiere certe azioni un tal numero di volte, vedere certi colori o certe cose (ad es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari) determini l’esito degli eventi. Questo è il caso di chi, quando ode determinati suoni considerati negativi (ad es. la sirena dell’autoambulanza) o certe parole pronunciate o scritte (“morte”, “diavolo”, “Satana” ecc.), mentre compie una determinata azione, deve ripeterla un certo numero di volte affinché il rituale neutralizzi le negatività associate a quel suono o parola. Chi presenta questo tipo di ossessioni vive pertanto degli intensi stati di paura o terrore nei confronti di ciò che potrebbe accadere ed è spesso allarmato dall’idea che possano avvenire degli eventi negativi a se stesso o alla propria famiglia.

 

Disturbo Ossessivo Compulsivo da ordine e simmetria

Ci sono delle persone che non tollerano assolutamente che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico, perché ciò crea in loro la sgradevole sensazione “che c’è qualcosa che non va”. In seguito a questo tipo di ossessioni si possono passare delle ore a fare compulsioni di ordine e simmetria, cioè a riordinare ed allineare secondo una sequenza logica (ad es. secondo la grandezza o il colore) penne, libri, fogli, pentole, cd, abiti ecc. Tali pensieri ossessivi possono riguardare anche la propria persona, come ad es. la posizione dell’orologio, il modo in cui sono sistemate maglie e acconciatura dei capelli; ne conseguono rituali di controllo e di messa in ordine allo specchio che possono durare anche ore.

Disturbo Ossessivo Compulsivo da accumulo/accaparramento

E’ un tipo di ossessione caratterizzata dall’impulso ad accumulare oggetti insignificanti ed inutili (riviste, giornali vecchi, bottiglie vuote, confezioni di alimenti, pacchetti di sigarette ecc.), che provoca delle compulsioni di accumulo e raccolta di questi oggetti; ci sono persone che arrivano persino a raccogliere lattine vuote e pacchetti di sigarette per strada, o dai bidoni della spazzatura, pensando che un giorno possano servire a qualcosa. A volte, lo spazio occupato da tali “collezioni” diventa tale da sacrificare la vita delle persone e dei suoi familiari. Coloro che presentano questo tipo di D.O.C. si sentono spesso orgogliose delle loro bizzarre “collezioni” e sono spaventate all’idea di buttare via qualcosa.

Ossessioni pure

Infine, ci sono delle persone affette da Disturbo Ossessivo Compulsivo che presentano solo ossessioni senza compulsioni. Queste persone sono spaventate da pensieri o spesso immagini relative a scene in cui il soggetto attua comportamenti indesiderati, privi di senso, sconvenienti o pericolosi. Le ossessioni pure possono essere a contenuto aggressivo, religioso, sociale o sessuale. Fra queste troviamo: il timore di fare del male a se stesso o agli altri (ad es. ci sono persone che hanno paura di usare un coltello o la forchetta, di maneggiare oggetti appuntiti, di passare vicino alle finestre, di avvelenare il cibo di altre persone, di fare del male a bambini piccoli o di ferire i sentimenti degli altri), la presenza di immagini violente o terrificanti (ad es. visioni di omicidio, corpi fatti a pezzi), il timore di pronunciare frasi oscene o insulti, bestemmiare, compiere atti sacrileghi o fare cose imbarazzanti e la paura di essere responsabili di eventi terribili, come incendi o furti. Le persone che hanno ossessioni di tipo sessuale, invece, presentano il dubbio o il terrore di poter essere perverse, pedofile od omosessuali. Questi pazienti possono passare anche delle ore a rimuginare su questi pensieri, con estenuanti messe alla prova e ripetute domande sulla propria natura sessuale.

Come capire se si soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo

Di solito usiamo il termine “ossessione” per indicare un pensiero che si presenta con una certa insistenza nella nostra mente; c’è però una differenza tra il significato colloquiale del termine e quello clinico. Difatti, è assolutamente normale in certe situazioni avere per la testa dei pensieri che ci tormentano. Le ossessioni si differenziano dalle normali preoccupazioni, per il loro contenuto; queste ultime sono infatti delle paure fondate e legate a problemi reali della vita quotidiana.
La ricerca scientifica ha dimostrato, inoltre, che dei pensieri intrusivi indesiderati irrazionali, assurdi o sproporzionati rispetto alla realtà passano occasionalmente nella testa di ogni persona. Può capitare a tutti di provare il timore di perdere il controllo della macchina o la paura di non aver chiuso bene la porta di casa, pur essendo consapevoli dell’esagerazione di preoccupazioni così. Fino a qualche anno fa si pensava, invece, che le persone colpite da Disturbo Ossessivo Compulsivo fossero particolari e bizzarre e che le persone “normali” non avessero questo tipo di pensieri. Le differenze tra i normali pensieri intrusivi indesiderati e le ossessioni patologiche sono, dunque, soltanto di ordine quantitativo e ricorsivo, non di contenuto. Le ossessioni patologiche, infatti, presentano una maggior frequenza, creano reazioni emozionali più intense e maggiore disagio, sono più difficilmente gestibili e durano per tempi più lunghi. E’ necessario pertanto ipotizzare la presenza di un Disturbo Ossessivo Compulsivo solo quando i sintomi persistono, creano molta ansia e gran disagio o interferiscono pesantemente con la vita di tutti i giorni.
Tra le varie ossessioni possiamo annoverare anche la paura di aver contratto una malattia: un timore questo, tuttavia, che non caratterizza solo il Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma anche l’ipocondria. E’ bene ricordare che nel D.O.C. questo pensiero è legato all’idea di contaminazione e la modalità di contagio della malattia è spesso bizzarra. Inoltre chi soffre di ipocondria è convinto o teme di avere già una malattia, per questo attua comportamenti ripetitivi di richiesta di rassicurazione, quali visite mediche, analisi cliniche ecc.; mentre una persona con le ossessioni è più spesso preoccupata di poterla contrarre.
Il D.O.C., infine, potrebbe essere confuso con il Disturbo Ossessivo Compulsivo di personalità. Sebbene abbiano il nome simile e qualche aspetto in comune, come ad esempio una certa rigidità morale ed un eccessivo senso di responsabilità, le due patologie sono marcatamente diverse. Quest’ultimo, infatti, è caratterizzato da tratti caratteriali ben precisi e le persone che ne soffrono non presentano pensieri intrusivi ricorrenti né compulsioni di alcun genere. Solo in alcuni casi possono essere presenti entrambi i disturbi; altre volte, invece, il D.O.C. può essere associato ad altri disturbi di personalità.

Cause del Disturbo Ossessivo Compulsivo
Sfortunatamente gli studi scientifici non hanno dedicato molta attenzione alla comprensione delle cause del Disturbo Ossessivo Compulsivo. Si pensa, tuttavia, che alcuni fattori individuali possano concorrere all’aumento dei pensieri intrusivi indesiderati, quindi allo sviluppo di ossessioni e compulsioni.
Tra i fattori individuali vi sono lo stress e l’umore disforico (uno stato misto di rabbia e tristezza). La ricerca mette in evidenza come le persone presentino più frequentemente dei pensieri intrusivi in situazioni di forte stress ed abbiano più difficoltà ad ignorare e gestire la presenza di pensieri indesiderati quando sono tristi.
Si ipotizza, inoltre, che ci siano anche delle caratteristiche di personalità che possono predisporre allo sviluppo di pensieri intrusivi indesiderati; tra queste vi sono: l’alta sensibilità alla minaccia o al pericolo, l’alta frequenza di emozioni negative, la coscienziosità, l’elevato senso di responsabilità, la rigidità morale e la timidezza.

Conseguenze del Disturbo Ossessivo Compulsivo
Chi soffre di un Disturbo Ossessivo Compulsivo è spesso così spaventato e stremato dai continui rituali legati alle ossessioni, che cerca di evitare tutta una serie di situazioni, poiché teme che possano innescare il tipo di pensieri di cui soffre. Gli evitamenti, a lungo andare, possono causare una serie di limitazioni nella vita sia sociale che lavorativa.
Nei casi più gravi, le persone possono trascorrere così tante ore al giorno a fare dei rituali, da non riuscire a svolgere più alcuna attività lavorativa, oppure da realizzarla in modo discontinuo. Altre volte, invece, devono accontentarsi di mansioni a bassa responsabilità.
Questo disturbo, inoltre, si riflette negativamente anche sulla qualità e la durata delle relazioni di amicizia ed affettive; il 50% dei pazienti non riesce a stabilizzare o a mantenere un rapporto con un partner.
Tale disturbo ha, infine, una naturale tendenza alla cronicizzazione; ne consegue che se non è trattato in modo adeguato, può influire pesantemente su tutto l’arco della vita del soggetto.

 

Differenti tipi di trattamento

  1. Trattamento farmacologico intensivo: secondo i più recenti protocolli d’intervento sul D.O.C. resistente.
  2. Ciclo di TMS: n. 15 sedute di Stimolazione Magnetica Transcranica.
  3. Intervento specifico di Skill training: approccio globale alla persona in attività di gruppo finalizzate all’allenamento delle abilità (si interviene sulla parte sana).
  4. Parent Training: intervento di sostegno funzionale sui familiari del paziente.
  5. Sedute intensive di Psicoterapia cognitivo-comportamentale (almeno una a settimana).

 

  1. Intervento quotidiano di esposizione e prevenzione della risposta.
  2. Intervento di prevenzione della ricaduta.
  3. Incontri periodici di controllo dopo la dimissione.

Il ricovero (in appartamento “protetto”) può essere consigliabile anche per chi presenta dei sintomi così gravi da impedire lo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana, per chi ha scatti aggressivi quando si interviene per fargli interrompere dei rituali, per chi ha situazioni familiari particolarmente complesse o per chi ha un così forte timore di danneggiare gli altri da accettare cure solo se si sente rassicurato dalla presenza dei clinici.

Il trattamento cognitivo-comportamentale
La psicoterapia cognitivo-comportamentale, con le sue tecniche specifiche, costituisce il trattamento psicoterapeutico più indicato per bambini, adolescenti e adulti che soffrono di D.O.C.
Le tecniche cognitive servono per stimolare nel paziente il riconoscimento e la regolazione di certi meccanismi mentali che sono alla base del disturbo.
La storia di apprendimento del disturbo sarà raccolta in diverse fasi del trattamento per favorire la comprensione della propria sofferenza. In tal modo è possibile ridimensionare la sensazione di anormalità che di solito queste persone provano; certi comportamenti, infatti, possono apparire agli occhi del paziente stesso come una follia incomprensibile e spaventosa.
Gli interventi di tipo cognitivo, inoltre, agiscono su quei processi di pensiero che sono responsabili del mantenimento del disturbo, fra cui: i tentativi di controllo del pensiero, tipici degli ossessivi; l’incapacità di tollerare il rischio; il timore esagerato di essere responsabili o colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori. Così, chi soffre di questa patologia impara a dare il giusto peso ai pensieri negativi. Quasi tutte le persone ossessive ritengono, infatti, che avere certi pensieri negativi sia di per sé pericoloso o moralmente deplorevole, aumentando in tal modo il timore di averli.
La terapia cognitiva serve, inoltre, a far capire al paziente le ragioni (intervento psico-educazionale e motivazionale) per cui dovrebbe fare ciò che tutti i familiari gli chiedono e che egli non riesce a fare, cioè imparare ad accettare le sensazioni spiacevoli generate dall’ansia e ad impegnarsi in modo graduale a non attuare gli evitamenti e i rituali.
La tecnica più indicata per la cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo è l’esposizione con prevenzione della risposta (E/RP), che costituisce la parte comportamentale del trattamento. Essa consiste nell’esporre, appunto gradualmente, il paziente al pensiero, immagine o evento temuto, e nel fare in modo che resista all’impulso di compiere il cerimoniale. La procedura E/RP generalmente è accompagnata dall’utilizzo del modeling: il terapeuta, cioè, mostra alla persona con D.O.C. il comportamento da eseguire. Ad es., il terapeuta tocca un oggetto temuto, come la base di una borsa o le scarpe, si passa le mani sui capelli o sui vestiti e chiede al paziente di ripetere tali azioni. Il terapeuta non forzerà alcun esercizio che non sia stato prima concordato.
Il soggetto si renderà conto, così, che l’ansia si placa anche senza eseguire i rituali, sebbene più lentamente. I comportamenti di neutralizzazione sono infatti il risultato di una storia di apprendimento sfortunata e si possono disimparare e sostituire con altri comportamenti. Questo cambierà gradualmente la valutazione del pericolo e attenuerà l’ansia.
La prima regola del trattamento è quindi quella di evitare di evitare, principio che è alla base degli esercizi di esposizione graduata e di prevenzione della risposta. Quindi, attraverso la condotta di una vita più coerente possibile con lo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana, attueremo interventi quotidiani di esposizione naturale.
Sarà necessario, inoltre, interrompere in maniera progressiva qualunque forma richiesta di rassicurazione, imparando a gestire la momentanea ansia associata ai pensieri ossessivi.
Il Parent training, ossia regolari incontri psicoterapeutici coi familiari del paziente D.O.C., intende supportare tutto il percorso sopra descritto riguardo al paziente stesso, nella constatazione che una famiglia non è tenuta a sapere da sola come gestire quell’“ospite indiscreto” che è il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Spesso le famiglie si trovano scagliate nei condizionanti rituali ed evitamenti del loro congiunto senza sapere bene come correggerli e sovente finendo per assecondarli. Conoscendo meglio l’interpretazione medica e psicologica del disagio, saranno invece messe nella condizione di estendere anche a casa il percorso del loro parente, rasserenando l’ambiente familiare nella sua interezza.

Locandina Informativa

Per informazioni, rivolgersi alla Segreteria, alle ore 8:30-12.00 e 15:00-19:30 dal LUNEDI’ al VENERDI’:

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